Thursday May 17, 2012 at 14:21

LA FABBRICA DELLE SCIMMIE

Sicuramente vide tempi migliori rispetto a quelli odierni, in cui si barcamena per rimanere a galla in questa società sempre meno disponibile a compromessi, quanto ancor meno accondiscendente verso una classe nepotista e negletta, senz’arte ne parte, che s’illude di essere determinante nella direzione di quell’attività al tempo iniziata dal Padre ed ora, per forza di cose, capitata in carico a loro. Loro il cui obbiettivo primario è quello di trarre il massimo profitto con il minor investimento possibile, il tutto non certo come frutto di bravura imprenditoriale quanto semplicemente mero e illogico epilogo di indolente inettitudine, seppur mascherata dietro l’ombra di titoli nobiliari e professionali acquisiti per vie traverse. Ad onor del vero però va aggiunto che questo, ahimè, era già peccato originale portato in eredità dal Padre, dottorato ingegnere ad honorem, fondatore di quella che oramai è conosciuta come “Fabbrica delle Scimmie d’Acciaio”. Fabbrica in cui anche i titoli si tramandano per investitura da padre in figlio.

L’origine si perde nei ricordo di un tempo, quando per sfondare bastava un briciolo di fantasia, un quanto di iniziativa e, come si suol dire, la giusta dose di culo per “capitare al posto giusto al momento giusto”.

Senza dubbio il Padre cascò proprio nel bel mezzo di quel tempo, maturo per dare inizio al sogno e prendere di petto quella via che successivamente segnerà buona parte del suo destino.

Dopo un avvio a detta di molti “meritevole” non mancarono tempi bui durante i quali ci si rese ben presto conto che non bastava più la semplice alea del “capitare al posto giusto al momento giusto” ma si necessitava di condire il tutto con quell’olio che tanto odora di corruzione, elargendo a destra e manca una sempre più consistente quota di Zeloti, il tutto al fine di ottenere commesse per meglio piazzare le metalliche scimmie. D’altra parte, quando non si è più capaci di competere in bravura ecco che ci si affida alla corruttela.

Quegli anni generosi donarono molta ricchezza all’Impero delle Scimmie; il Padre riempì forzieri mentre i figli coltivarono l’insana arte della mollezza, all’ombra del “tutto ci è dovuto”, e questo in virtù di non si sa bene quale divina legge calata loro addosso dall’alto, giustappunto per ungerli di sacro crisma, onde per cui ecco nascere in capo a loro il diritto di fregiarsi di mistica onnipotenza e arcana onniscienza, giù, fin dal più profondo della loro ottusa inettitudine. Figli di un falso dio, ascesi all’olimpo di chi, per tornaconto, ti venera solo in virtù del peso degli Zeloti che riversi nelle loro tasche, Zeloti che usi per comprarti il loro consenso più che per un logico carisma e rispetto indotto da comprovata capacità e saggezza.

La storia insegna che non è certo il suono di Zeloti su Zeloti a rendere saggio e arguto un popolo. Certamente quel suono è di grande aiuto, ma se non supportato da innata propensione ad apertura mentale rischia di crollarti addosso come quel castello costruito su fondamenta di sabbia …e sì, perchè certe doti non hanno prezzo, e nemmeno si possono comprare al mercato della vita. Le speranze riposte solo in quel tintinnante suono, alla lunga, finiscono con l’identificarsi in un beffardo danno.

Non è forse così che cascarono anche altri e ben più potenti imperi ?

Prendi una tigre, dalle da mangiare a sazietà mattino, sera e ogni qual volta le garba e vedrai che nel men che non si dica questa sua comodità le si torcerà contro. Disimparerà l’arte della caccia, candidandosi di diritto all’inedia, fino ad arrivare a naufragare nell’amaro degli stenti. Inesorabilmente precipiterà nella rovina.

La progenie del Padre s’ammalò di quel germe. D’altra parte non si può certo pensare di spremere sangue da una rapa, ancor più se natura t’ha fatto nascere somaro di sicuro non puoi aspirare a diventare puledro e purosangue.

Fu così che crebbero mediocri i rampolli, tre, come se non fosse stato sufficiente castigo vederne anche solo uno. Tre, giusto per esagerare nello sfidare il comune senso del pudore. Tutti e tre annegati nella medesima boria arrogante. Giustamente a noi piace esagerare e per rendere ancor più raccapricciante il quadro, più avanti negli anni vedremo affiancarsi a questa oscena trinità pure il fratello del Padre, quest’ultimo ancor più carogna ed arrogante visto che sconterà un indomabile complesso di inferiorità. In lui sempre famelico troveremo il tarlo del riscatto che lo vedrà in eterna lotta contro il ricordo della nullità da cui si troverà inconsapevolmente e fortuitamente “chiamato fuori”. Fino all’ultimo lo vedremo arrancare cercando di sollevarsi sopra quel letame che meglio si attiene ad un essere dal suo basso profilo. Crogiolo d’invidia e sete di potere; di quel potere che mai con le proprie forze sarebbe riuscito ad ottenere se non per un susseguirsi fortuito di infausti eventi che lo investiranno più avanti, alla morte del Padre.

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior …

ebbene, sarà forse per via di quella maledetta “eccezione che conferma la regola” che il fratello del Padre, pur venendo dal letame vedrà nascere solo merda. Di fiori presumibilmente vedrà solo quelli che mano pietosa, un giorno vorrà porre a suggello di quella sua triste ed invidiosa vita, male spesa quanto rancorosa.

  • II -

Goethe scriveva ” quello che hai ereditato da tuo padre te lo devi riguadagnare nuovamente , altrimenti non sarà mai tuo “. non tutti hanno la coscienza e il rispetto di fare questo.

Daniela.

Questo messaggio lo trovo lì, in cima alla pila di mail che giorno dopo giorno riempiono lo spazio di una mia virtuale cassetta delle lettere; arrivano facendomi sentire un poco meno perso, ed anche un tantino meno solo qui, in questa terra di frontiera dove nulla viene dato per scontato e tanto meno si evolve secondo quelle logiche che un tempo vennero tracciate e poi tramandateci dai Fondatori.

Ridotti a spettatori quasi sempre passivi fermi lì, col naso all’aria, nell’attesa che la sorte un poco s’accorga anche di noi. Tutto l’intorno rotola e pare travolgere qualsivoglia si interponga tra l’essere e il dissolubile senso di impotenza che attanaglia l’anima, fin nel suo più profondo ed intimo pensiero.

“Non tutti hanno la coscienza e il rispetto di fare questo”.

Ecco dove sta il problema, il nocciolo della intramontabile questione.

La vita sembrava scorrere infinita per il Padre tant’è che, ai primi sintomi di malattia quasi si stentava a credere anzi, con fare testardo ci si convinceva che sicuramente il tutto era solo frutto di un grosso equivoco, di un fastidioso contrattempo, talmente fastidioso che i figli presero pure a negare, negare anche di fronte all’evidenza dei fatti. Per loro questo divenne necessità di vita, un modo codardo per fuggire al senso di smarrimento indotto anche dalla sola ipotesi che il tutto potesse terminare, sfumare sotto i loro occhi, che in un qualche modo finisse incomprensibilmente con lo sfuggire al controllo. Inconcepibile che il destino Padre s’accomunasse della fragilità di cui si era visto affetto l’altro ramo della famiglia, quello meno “fortunato”, quello che nel lasso di pochi lustri vide condurre al camposanto ben tre membri.

  • III -

La vita ci viene incontro macera d’inedia come i due leoni nel Dialogo della Natura e di un Islandese. A nulla valgono prosopopea o saccenteria se prima non hai fatto i conti con essa, rendendoti ben cosciente dell’impari peso delle forze schierate in campo ed esserti prudentemente preparato ad affrontare anche il peggio, quel tanto che basta per non venirsene poi fuori con “ma io non lo sapevo, mica me lo immaginavo”.

Le cose precipitarono e gli avvenimenti si susseguirono con inimmaginabile crudezza nonostante intorno al Padre permanesse l’ostinatezza del non voler vedere e del non voler comprendere fino in fondo, la drammaticità di quella situazione già da tempo fin troppo ben dipinta sul sofferente volto del Padre.

La Fabbrica delle Scimmie si preparava così a fare i conti con se stessa mentre il Padre, stilando il suo testamento, con infinita boria si dava eterna vita, nell’arrogante convinzione di allungare le rapaci dita del suo potere ben oltre quell’invalicabile soglia del nulla, dove tutto parrebbe perde di senso tranne che per Lui. Così, dal sacro rogo, presero vita i comandamenti mentre un tuono squarciò l’aria e i mutandoni stesi ad asciugare si squarciarono in due, da cima a fondo.

«Veramente quest’uomo era figlio di dio!»

  • IV -

Delle esequie voglio solamente ricordare un passo di quanto pronunciato dall’officiante durante il rito funebre. Lo ritengo degno di nota ancor più perché emblematico di tutta una serie di equivoci per cui successivamente si tenterà di giustificare l’unzione di chi verrà dopo, come pure la pretesa di esasperata sacralità per divina elezione dei tre mediocri rampolli e del fratello del Padre.

Beati i miti, perchè erediteranno la terra”

Ovviamente ai più risulterà ben chiaro il significato e l’intento di questa citazione presa in prestito dal Discorso della Montagna di Gesù e riportato dal Vangelo. Giustamente ai più, ma non di certo al deprecabile manipolo che dal più profondo della loro stupidità si sentirono così accreditati a governare sopra le genti, immaginandosi di vivere la loro Pentecoste mentre sulle loro teste brillava la sacra fiamma dello Spirito Santo, ed insieme presero a ringraziare il Padre.

Chi più di loro poteva considerarsi un Mito?

Da quel giorno prese avvio il rito dell’alza bandiera presso la pregiata Fabbrica delle Scimmie, il tutto mentre dagli altoparlanti esterni allora fluiva, e per sempre fluirà, la musica degli 883 che accompagnava il brano “Sei un mito”. Brano che da quel dì è divenuto l’inno ufficiale della Fabbrica.

Ovviamente importante è crederci e loro lo credettero con tutto il cuore. Del resto come biasimarli? Al pari di Napoleone ricevettero il segno dell’incoronazione direttamente dall’Altare, e come lui si elessero al potere.

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(segue)

Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti è puramente casuale e non voluto.

Sunday November 27, 2011 at 16:41

Un assaggio di quello che è stato Fumettopoli… occasione per qualche scatto “particolare”; di certo non mancavano belle ragazze.

Sunday November 27, 2011 at 16:34

un pomeriggio al Forum di Assago per Fumettopoli 2011

Friday July 08, 2011 at 5:11

Kallithea Isola di Rodi
Giugno 2010

Kallithea Isola di Rodi

Giugno 2010

Friday May 27, 2011 at 2:59

Immagine elaborata da una foto primaverile scattata ad Oltre il Colle (BG) Sabato 7 maggio 2011

Immagine elaborata da una foto primaverile scattata ad Oltre il Colle (BG) Sabato 7 maggio 2011

Thursday May 26, 2011 at 4:02

Immagine palindroma sulla via per il monte Arera (altro palindromo).  
Comunque la giri il risultato non cambia, anche se le muti i colori
la sua essenza rimane
ed è ancora lì, pronta a giudicare
a lanciare i suo strali.


Buona giornata




PS. non amo particolarmente questo modo di intervenire sulle foto
Ho voluto giocarci un poco giusto per vedere “l’effetto che fa”…
Ma al me piàs verament pòcc.
:)

Immagine palindroma sulla via per il monte Arera (altro palindromo). 

Comunque la giri il risultato non cambia, anche se le muti i colori

la sua essenza rimane

ed è ancora lì, pronta a giudicare

a lanciare i suo strali.

Buona giornata

PS. non amo particolarmente questo modo di intervenire sulle foto

Ho voluto giocarci un poco giusto per vedere “l’effetto che fa”…

Ma al me piàs verament pòcc.

:)

Wednesday May 25, 2011 at 6:47

Diversi punti di vista, diverse ambientazioni, differenti modi di interpretare e  vedere una stessa realtà.
Prima o poi si arriva a quel punto in cui davanti a te vedi decolorare le belle certezze, quelle stesse  che fino a ieri ti infiammavano e ti davano il giusto sprono per seguitare ad arrancare …procedere a “testa bassa”,  con l’inconfessabile intento di arrivare,  volente o nolente,  alla tua agognata meta.
Arrivi a quel punto e vieni colpito da un brutto fulmine;  
anche tu vieni folgorato sulla tua via per Damasco ed eccoti così bell’e che servito il tuo “bel guaio”.
Cambiano  colori e  sensazioni  ed il successivo passaggio è una bell’immagine  negativa.
Brutto quando arrivi a ciò
Brutto quando getti la spugna, t’arrendi e giungi pure a sbattertene i cojoni.
Buona giornata

Diversi punti di vista, diverse ambientazioni, differenti modi di interpretare e  vedere una stessa realtà.

Prima o poi si arriva a quel punto in cui davanti a te vedi decolorare le belle certezze, quelle stesse  che fino a ieri ti infiammavano e ti davano il giusto sprono per seguitare ad arrancare …procedere a “testa bassa”,  con l’inconfessabile intento di arrivare,  volente o nolente,  alla tua agognata meta.

Arrivi a quel punto e vieni colpito da un brutto fulmine; 

anche tu vieni folgorato sulla tua via per Damasco ed eccoti così bell’e che servito il tuo “bel guaio”.

Cambiano  colori e  sensazioni  ed il successivo passaggio è una bell’immagine  negativa.

Brutto quando arrivi a ciò

Brutto quando getti la spugna, t’arrendi e giungi pure a sbattertene i cojoni.

Buona giornata

Wednesday May 11, 2011 at 6:19

A spasso per Oltre il Colle questo sabato di inizio Maggio…
finalmente la primavera erompe in tutto il suo splendore e cosa non meglio sperare per mettere alla prova la mia nuovissima Nikon D7000 ?

A spasso per Oltre il Colle questo sabato di inizio Maggio…

finalmente la primavera erompe in tutto il suo splendore e cosa non meglio sperare per mettere alla prova la mia nuovissima Nikon D7000 ?

Sunday April 10, 2011 at 15:53

9 Aprile 2011 - Turno Sportiva + Urgenza 118 BAREGGIO

Una giornata spesa bene. Equipaggio ben assortito, bella la sportiva e “giusti” i servizi 118.

9 Aprile 2011 - Turno Sportiva + Urgenza 118 BAREGGIO

Una giornata spesa bene. Equipaggio ben assortito, bella la sportiva e “giusti” i servizi 118.

Thursday April 07, 2011 at 9:36

Il cielo d’Irlanda è dentro di me. 

Il Cielo d’Irlanda è canzone che mi prende tantissimo, sull’onda delle sue note in me si scatena una ridda di sentimenti a volte contrastanti e controversi tra loro, ma che tutti, indistintamente mi richiamano alla mente LEI.  
 
Lei, una persona per cui mi sono “perso”. Lei, una ragazza che per un periodo della mia vita ha occupato un posto molto importante. Lei, che ancora oggi ha un posto speciale nel mio cuore. …Lei che mai leggerà queste mie parole in libertà. Lei, anche se ultimamente condividiamo quasi per nulla il nostro tempo libero… Lei, con la quale ho, o meglio, abbiamo combinato un bel po di disastri, ….io e lei assieme.
 
Non ne citerò il nome, tanto chi mi conosce già lo conosce, come ben conosce tutta la travagliata storia che si è scritta tra noi.  
 
Ti voglio bene.

 

Il cielo d’Irlanda è dentro di me.

Il Cielo d’Irlanda è canzone che mi prende tantissimo, sull’onda delle sue note in me si scatena una ridda di sentimenti a volte contrastanti e controversi tra loro, ma che tutti, indistintamente mi richiamano alla mente LEI. 

 

Lei, una persona per cui mi sono “perso”. Lei, una ragazza che per un periodo della mia vita ha occupato un posto molto importante. Lei, che ancora oggi ha un posto speciale nel mio cuore. …Lei che mai leggerà queste mie parole in libertà. Lei, anche se ultimamente condividiamo quasi per nulla il nostro tempo libero… Lei, con la quale ho, o meglio, abbiamo combinato un bel po di disastri, ….io e lei assieme.

 

Non ne citerò il nome, tanto chi mi conosce già lo conosce, come ben conosce tutta la travagliata storia che si è scritta tra noi.  

 

Ti voglio bene.